Notizie28 ottobre 20174 min lettura
Emozioni: universali o culturalmente apprese
Nel 1987 lo stesso Ekman e i suoi collaboratori, dopo ulteriori prove ed esperimenti, conclusero che la prova dell'università delle emozioni è travolgente e che sei sono le emozioni universali: rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza e sorpresa. Ancor prima (1967) Ekman e Friesen, intrapresero un...

Nel 1987 lo stesso Ekman e i suoi collaboratori, dopo ulteriori prove ed esperimenti, conclusero che la prova dell'università delle emozioni è travolgente e che sei sono le emozioni universali: rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza e sorpresa. Ancor prima (1967) Ekman e Friesen, intrapresero un viaggio in Nuova Guinea presso le tribù del posto, per verificare l'ipotesi che tutte le popolazioni anche di culture diverse e non letterate, comprendevano e usavano le stesse espressioni facciali.
Nonostante le numerose conferme a favore della tesi dell'università, c'erano da spiegare peró delle differenze culturali che portavano a fenomeni di incomprensione nella comunicazione interculturale, che facevano intuire l'esistenza di qualcosa di culturalmente specifico. Da qui nasce la teoria neuro-culturale.
Cosa vuol dire? Con il termine " neuro" ci si riferisce alla relazione tra una specifica emozione e uno specifico programma espressivo. Ad esempio, la paura porta ad avere ambedue le sopraciglia alzate, le palpebre superiori sollevate e le labbra leggermente semichiuse e tirate.
Il termine "cultura" invece, sta a sottolineare che sul programma espressivo intervengono elementi appresi culturalmente. Vale a dire, che al di là della base universale per l'espressione delle emozioni, esistono una serie di display rules, cioè regole sociali di esibizione delle emozioni, culturalmente apprese, che prescrivono il controllo e la modificazione delle espressioni emozionali a seconda della circostanza sociale.
L'esistenza di queste regole fu dimostrata empiricamente in uno studio cross-culturale da Ekman e Friesen in cui analizzarono le risposte espressive di soggetti americani e giapponesi alla visione di un film, sia in condizioni isolate, sia in presenza di uno sperimentatore.
In un primo momento i soggetti vennero registrati con una videocamera nascosta mentre guardavano un film da soli a tonalità emotiva neutra (panorami) e a tonalità emotiva negativa (interventi chirurgici).
In un secondo momento, vennero registrate le espressioni facciali in risposta a stimoli emotivamente neutri e negativi con soggetti non piú in isolamento bensì in presenza di uno sperimentatore.
Nella prima condizione, quando i soggetti credevano di essere soli, non si verificarono differenze nelle espressioni facciali tra le due culture, americani e giapponesi. Invece, nella seconda condizione, la presenza dello sperimentatore condizionava notevolmente le risposte facciali. Infatti, i soggetti giapponesi tendevano a manifestare meno le espressioni negative e a nasconderle con sorrisi, al contario dei soggetti americani.
Tale differenza fu attribuita a regole di decodifica delle emozioni apprese culturalmente e che possono essere distinte su quattro livelli:
Nonostante le numerose conferme a favore della tesi dell'università, c'erano da spiegare peró delle differenze culturali che portavano a fenomeni di incomprensione nella comunicazione interculturale, che facevano intuire l'esistenza di qualcosa di culturalmente specifico. Da qui nasce la teoria neuro-culturale.
Cosa vuol dire? Con il termine " neuro" ci si riferisce alla relazione tra una specifica emozione e uno specifico programma espressivo. Ad esempio, la paura porta ad avere ambedue le sopraciglia alzate, le palpebre superiori sollevate e le labbra leggermente semichiuse e tirate.
Il termine "cultura" invece, sta a sottolineare che sul programma espressivo intervengono elementi appresi culturalmente. Vale a dire, che al di là della base universale per l'espressione delle emozioni, esistono una serie di display rules, cioè regole sociali di esibizione delle emozioni, culturalmente apprese, che prescrivono il controllo e la modificazione delle espressioni emozionali a seconda della circostanza sociale.
L'esistenza di queste regole fu dimostrata empiricamente in uno studio cross-culturale da Ekman e Friesen in cui analizzarono le risposte espressive di soggetti americani e giapponesi alla visione di un film, sia in condizioni isolate, sia in presenza di uno sperimentatore.
In un primo momento i soggetti vennero registrati con una videocamera nascosta mentre guardavano un film da soli a tonalità emotiva neutra (panorami) e a tonalità emotiva negativa (interventi chirurgici).
In un secondo momento, vennero registrate le espressioni facciali in risposta a stimoli emotivamente neutri e negativi con soggetti non piú in isolamento bensì in presenza di uno sperimentatore.
Nella prima condizione, quando i soggetti credevano di essere soli, non si verificarono differenze nelle espressioni facciali tra le due culture, americani e giapponesi. Invece, nella seconda condizione, la presenza dello sperimentatore condizionava notevolmente le risposte facciali. Infatti, i soggetti giapponesi tendevano a manifestare meno le espressioni negative e a nasconderle con sorrisi, al contario dei soggetti americani.
Tale differenza fu attribuita a regole di decodifica delle emozioni apprese culturalmente e che possono essere distinte su quattro livelli:
- INTENSIFICAZIONE, che esagera la manifestazione;
- ATTENUAZIONE, che la minimizza;
- INIBIZIONE, che sopprime in modo deliberato la manifestazione;
- MASCHERAMENTO, che sostituisce la manifestazione, mimando l'espressione di una emozione che non si sente in quel momento.