Notizie26 gennaio 20184 min lettura
La motivazione: cosa ci spinge davvero a praticare Sport?
Quando si parla di motivazione, si fa riferimento alla spinta dell’individuo ad agire ed a mettere in atto comportamenti orientati ad uno scopo. Affinché si inizi nella propria vita a praticare una qualsiasi attività, infatti, è necessaria una spinta, una causa, appunto una motivazione. Lo stesso r...

Quando si parla di motivazione, si fa riferimento alla spinta dell’individuo ad agire ed a mettere in atto comportamenti orientati ad uno scopo. Affinché si inizi nella propria vita a praticare una qualsiasi attività, infatti, è necessaria una spinta, una causa, appunto una motivazione.
Lo stesso ragionamento vale quindi anche per avvicinarsi ad uno sport.
Le motivazioni saranno quindi differenti da persona a persona, avranno diverse implicazioni e differenti obiettivi.
Il concetto di motivazione è costituita da due componenti:
- La direzione: la meta verso cui si dirige l’azione. Cosa ci attrae, cosa cerchiamo, cosa ci stimola a fare sport e a scegliere una specifica attività sportiva.
- L’intensità: quanto sforzo ed impegno si mette nell’intraprendere e portare avanti un determinato scopo, azione, pratica sportiva.
- Motivazione intrinseca: quando la spinta ad agire deriva da stimoli interni, dal piacere, dal divertimento personale, dalla voglia di mettersi in gioco, di migliorare, e così via. Le attività motivate intrinsecamente sono autonome e autodeterminate, ed ogni intervento esterno che riduca tale percezione di autonomia, incide negativamente. Un atleta spinto da motivazione intrinseca, sarà molto esigente con Sé stesso e non necessiterà per impegnarsi di troppi stimoli da parte dell’allenatore.
- Motivazione estrinseca: quando si è spinti da incentivi esterni, premi, remunerazioni, dalla possibilità di ricevere lodi e elogi. Lo sportivo dotato di motivazione estrinseca, sarà dipendente dal giudizio altrui, maggiormente fragile e bisognoso di ottenere conferme del proprio valore dall’esterno. L’atleta tenderà ad essere poco costante sia nell’impegno che nei risultati.
- I bambini sono spinti a fare sport dal desiderio di sperimentazione dell’ambiente, sono incuriositi dagli attrezzi e portati a testare le loro competenze, sono desiderosi di trarre appagamento dal gioco. E’ fondamentale per i piccoli essere supportati dall’allenatore e dalla famiglia.
- Gli adolescenti traggono piacere dalla competizione, dal confronto con gli altri, sfidare le proprie capacità e mettersi alla prova in compiti sempre più difficili per migliorarsi. Nell’adolescenza aumenta quindi il desiderio di gareggiare e diminuisce la necessità del supporto esterno.
- Gli adulti sono spinti dal desiderio di divertimento, di svago e di competizione, a cui spesso si uniscono anche la necessità di fare attività fisica per motivi di salute e per mantenersi in forma.
- Gli adolescenti tendono ad abbandonare per problemi inerenti il rapporto con l’allenatore o il gruppo sportivo o per mancanza di divertimento;
- Gli adulti invece tenderebbero ad abbandonare per l’emergere di altri interessi o per necessità collegate al mondo del lavoro.
- Comprendere le motivazioni che spingono a partecipare o non partecipare all’attività sportiva;
- Conoscere gli stili attributivi degli atleti cioè il modo in cui essi vivono il successo ed il fallimento;
- Agire sull’ambiente, in modo da renderlo più similare alle necessità ed ai bisogni degli atleti, per stimolarli ed accrescere la collaborazione e la cooperazione nel gruppo e tra allenatore ed atleta.